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Consigli spassionati sul wayfinding 1/4

Come possiamo navigare attraverso la città?

Vi parlerò di città e di come possiamo intervenire su di esse attraverso la scienza e la grafica.
Il mio studio ha sede ad Amsterdam e New York. Mi occupo prevalentemente di design dell’informazione per grandi spazi pubblici: aeroporti, stazioni della metropolitana, ospedali, musei ecc. Luoghi, insomma, dove la gente rischia di perdersi. Il nostro obiettivo è proprio quello di aiutare le persone a raggiungere la loro destinazione, senza smarrirsi, progettiamo il cosiddetto wayfanding. Innanzitutto, l’orientamento, ovvero come trovare la propria strada (wayfanding) attraverso il ruolo dell’architettura e dei punti di riferimento. In seconda battuta, la navigazione: destinazioni, rotte e nodi, cioè i crocevia in cui si è chiamati a prendere una decisione. E poi, l’informazione, nel nostro caso soprattutto i sistemi di segnali, l’usabilità e gli strumenti che il designer impiega.

ORIENTATION-wayfinding

La vecchia Cracovia

Come funziona l’orientamento nelle città?

Tutti noi disponiamo di un “GPS umano”: impieghiamo almeno tre elementi per trovare la nostra strada o, quanto meno, per determinare dove ci troviamo in una città con un fiume, rispetto ad esso possiamo sapere se ci troviamo a sud o a nord. A Roma come a Parigi sappiamo sempre su quale sponda del fiume ci troviamo. Spesso poi, c’è un’altura, un punto sopraelevato, un punto focale come una cattedrale o un castello. Oltre a questi primi due punti di orientamento, soprattutto nelle conformazioni urbane di origine medievale, ci sono le mura della città adiacenti. Ecco allora che, per navigare attraverso le città storiche, si hanno a disposizione almeno questi 3 elementi.

In Olanda non ci sono colline; ecco allora che le cattedrali sono più alte che in qualsiasi altro luogo e, soprattutto, di qualsiasi altro edificio adiacente. Come nel resto d’Europa, le città olandesi si sono sviluppate attorno alla cattedrale, tutte le strade conducono ad essa e la torre che si innalza sopra i nostri occhi ci consente sempre di capire dove ci troviamo.
In citta come New York, questo tipo di orientamento diventa impossibile. Naturalmente ci sono molte vette ma sono talvolta nascoste, cosicché abbiamo creato un ambiente dove è davvero difficile navigare senza alcun ausilio.

Poi c’è il sistema sotterraneo, quello delle metropolitane, dove non c’è orientamento possibile. Si dipende da crocevia, scale mobili, gallerie e per trovare la via giusta abbiamo bisogno di mezzi artificiali. Non a caso in qualunque parte del mondo, per navigare attraverso la rete delle metropolitane è necessaria una segnaletica. Abbiamo quindi perso in questi luoghi la nostra capacità umana e naturale ad orientarci.

Come funziona l’orientamento? Come troviamo la strada giusta? In teoria si procede dal punto A al punto B. In pratica, in un aeroporto, come in un museo o in un ospedale, dobbiamo innanzitutto realizzare dove ci troviamo e dove dobbiamo andare. Tra cento destinazioni ne dobbiamo scegliere una e successivamente individuarne il nome esatto. Tra le tantissime possibilità, dobbiamo trovare quella giusta, è necessaria una segnaletica.

Una volta trovata la destinazione, c’è un segnale. Qui il processo cambia: bisogna concentrarsi unicamente sulla nostra destinazione poiché capita che anche le altre siano raccolte nello stesso segnale o che l’edificio dove ci troviamo presenti altre informazioni. È un processo interno: dapprima, all’ingresso, s’individua la nostra destinazione, e poi si segue un unico percorso. Si tratta di un processo psicologicamente molto complesso che elaboriamo in uno o due minuti. In seguito il processo cambia ulteriormente. Se la prima domanda è: come ci arrivo? in secondo luogo ci chiediamo: come ne esco? Le città presentano innumerevoli edifici. Una volta giunti alla nostra destinazione – che si tratti di un anfiteatro o della sala di attesa all’interno di una stazione – ci troviamo di fronte a molte attività. Bisogna esplorare e ricercare qualcosa, un po’ come quando in un negozio ci si guarda intorno, anche se non si deve comprare niente. C’è la sorpresa, lo sconvolgimento, gli stimoli, si vuol essere informati o magari si deve incontrare qualcuno. In altre parole, c’è tutta una serie di attività che possono essere realizzate una volta che la destinazione viene raggiunta. Questo si persegue soltanto grazie alle informazioni presenti sui segnali o alle reception, ai punti di raccolta o di incontro.

Paul Mijksenaar
Testi tratti dalla conferenza “La città senza nome”Bari 2009

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