Junkspace – per un ripensamento radicale dello spazio urbano

Durante una mia ricerca sulla responsabilità degli spazi e la loro influenza sulle persone e viceversa mi sono trovata a “dover” leggere uno dei libri di Rem Koolhaas, edito da Quodlibet, che raccoglie 3 saggi teorizzati dall’architetto stesso: Bigness, La città generica e Junkspace.

“Superata una certa scala, l’architettura assume la peculiarità della Bigness”
Tutte le certezze poste dall’architettura, o che l’architettura simula, vengono annullate nel momento in cui viene teorizzata la Bigness; il contesto perde il suo ruolo di influenza sullo spazio e la Bigness persiste in maniera indipendente.
Interessante riflettere sul reale ruolo dell’architettura ponendosi come ipotesi di partenza le provocazioni di Koolhaas.

In un passo del libro si riflette su come l’identità della città sia sopravvalutata
e che le città di oggi siano come gli aeroporti (tutte uguali)
P.S. Fate attenzione a non cascare nel tranello Auge e non luoghi.

“Nella misura in cui l’identità deriva dalla sostanza fisica, dalla storia, dal contesto, dal reale, non riusciamo a immaginare che qualcosa di contemporaneo (di fatto da noi) possa contribuire a costituirla. Ma il fatto che la crescita dell’umanità sia esponenziale implica che il passato a un certo punto diventi troppo «piccolo» per essere abitato e condiviso da chi è vivo. Noi stessi lo esauriamo. Nella misura in cui la storia si sedimenta nell’architettura, l’attuale quantità umana inevitabilmente esploderà e consumerà la sostanza precedente. L’identità concepita come questo modo di condividere il passato è un’affermazione perdente: non solo in un modello stabile di continua espansione demografica c’è proporzionalmente sempre meno da condividere, ma la storia stessa possiede una emivita odiosa: più se ne abusa meno si fa significativa, finché i suoi vantaggi depauperati diventano dannosi.
[…] L’identità è una trappola in cui un numero sempre maggiore di topi deve dividersi l’esca originaria e che, osservata da vicino, forse è vuota da secoli.
Più forte è l’identità, più è vincolante, più recalcitra di fronte all’espansione, all’interpretazione, al rinnovamento, alla contraddizione. L’identità diventa un faro, fisso, inflessibile: può cambiare la sua posizione o il segnale che emette solo al prezzo di destabilizzare la navigazione.

Dizionario alla mano e buona lettura!

“Là dove l’architettura pone certezze, la Bigness pone dubbi.”

“Le attività ammassate nella struttura della Bigness esigono l’interazione,
ma la Bigness allo stesso tempo le mantiene separate.”

“Non solo la Bigness è incapace di stabilire delle relazioni con la città classica
— al massimo può coesistere con essa — ma nella quantità e complessità dei servizi che offre, è essa stessa urbana.”

“Se lo space-junk (spazzatura spaziale) sono i detriti spaziali che ingombrano l’universo, il junkspace (spazio spazzatura) è il residuo che l’umanità lascia sul pianeta. Il prodotto costruito della modernizzazione non è l’architettura moderna ma il junkspace.”

“Junkspace” – Rem Koolhaas – Quodlibet Editore

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