Consigli spassionati sul wayfinding 3/4

ORIENTATION – landmarks

New york

Il secondo elemento che entra in gioco nel processo di orientamento è il landmark, il punto di riferimento. Nell’immagine vediamo il Grand Central Terminal a New York, il Chrysler building ed in mezzo c’è quella che potremmo definire ‘una scatola di vetro’. Nelle grandi città, tutti conoscono questo genere di edifici che divengono quindi dei veri e propri punti di riferimento.
Questi landmark sono decisivi per l’orientamento, anche se per funzionare non devono essere concentrati nella stessa zona della citta , ma disseminati nel tessuto urbano.

Disney Concert Hall, Los Angeles

Nonostante l’apparenza, questo non è il Guggenheim Museum, ma la nuova sala concerti della Disney, il Disney Concert Hall. Mentre scattavo questa foto un poliziotto mi ha raccontato che dopo l’apertura di questo teatro, gli incidenti a quell’incrocio erano triplicati, perché tutti alzavano lo sguardo e venivano abbagliati dalla luce riflessa dalla facciata dell’edificio. È un fantastico landmark, ma non bisognerebbe mai fare nella stessa città due edifici landmark ad opera dello stesso artista: Frank Ghery può essere tale una volta sola! Tutto può essere un landmark (una stazione, una chiesa, ecc) l’importante è che sia unico nel contesto nel quale si trova.

Donna Karan, New York

I landmark possono anche non essere degli edifici ma delle forme grafiche, delle immagini come, ad esempio, il Donna Karan che pubblicizza Broadway nella città di New York: è presente da oltre venti anni e, paradossalmente, il rischio è che se un giorno Donna Karan dovesse andarsene, perderemmo il landmark.
Anche gli orologi aiutano tantissimo: da secoli campeggiano sulle facciate di municipi e stazioni.

Stazione metropolitana, Londra

In questo caso, grafica, logo, colori e nome si integrano l’un con l’altro. Tutto è stato progettato globalmente e il risultato è una splendida esperienza di design.

Washington

Creare dei landmark ed integrarli nelle cartine resta un modo molto efficace di promuovere l’orientamento.
In questa bellissima cartina di Washington, l’altezza degli edifici pur differendo di solo uno o due millimetri dalla superficie piana, grazie alle ombre si traduce quasi in un modello a tre dimensioni. Se un edificio è troppo alto, infatti, non è più possibile vedere la strada che è alle sue spalle. Le ombre proiettate, invece, restituiscono efficacemente informazioni sull’organizzazione dello spazio.

Chicago

Anche questa cartina di Chicago funziona con lo stesso concetto: non è necessario ruotarla nella giusta direzione, gli edifici possono essere identificati a distanza.

Paul Mijksenaar
Testi tratti dalla conferenza “La città senza nome”Bari 2009

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