Manifesto del terzo paesaggio – Gilles Clément

la copertina del libro di Clément

Segnaliamo il libro di Gilles Clément, Manifesto del terzo paesaggio, Quodlibet, Macerata, 2005

Questo libro ha la potenzialità di porre l’attenzione su cosa la città, e più in generale l’uomo, produce e con quale facilità può dimenticare quello che edifica.

Si pone l’accento sull’osservazione particolare e specifica che dovrebbe sempre essere allenata da chi vuole avere a che fare con la rappresentazione e lo studio di qualsiasi ambiente. Un monito progettuale.
Lo spazio dimenticato dicevamo: in questi contesti spesso avviene una riqualificazione naturale, generalmente considerata ostile ad opera di rovi, sterpaglie ed erbacce, dove il nostro ruolo dovrebbe risiedere nella riscoperta, protezione,
e studio di questigiardini spontanei
che sono proprio l’oggetto d’osservazione  privilegiato di Gilles Clément (il cui sito è questo).
Paesaggista, ingegnere agronomo, botanico, entomologo, scrittore, ha influenzato con le proprie teorie e con le proprie realizzazioni (tra queste il parco André Citroën, a Parigi) un’intera generazione di paesaggisti europei.
Ha pubblicato tra l’altro Le jardin en mouvement (1994), Le jardin planétaire (catalogo della mostra alla Villette di Parigi, 1999), La sagesse du jardinier (2004), e due romanzi, Thomas et le Voyageur (1997) e La dernière pierre (1999).
Riporto alcuni estratti dalla recensione di Cristina Bianchetti su «Domus 889» del :
“Le piante che vegetano in condizioni ostili, compaiono senza preavviso, crescono inaspettatamente e poi muoiono in un luogo per rinascere a pochi metri, sono da sempre una figura chiave della métis: metafore di un’astuzia lontana dalla razionalità lineare, prevedibile e acquietante di tanta parte del pensiero moderno. In questo piccolo libro di Gilles Clément, paesaggista dell’École Nationale Supérieure pour le Paysage di Versailles, le piante sono veri e propri dispositivi dell’osservazione, rendono visibile il cambiamento, proponendosi come materiale di una riflessione sul paesaggio, l’agire e l’estetica.”
“Un paesaggio interstiziale che Clément chiama Terzo Paesaggio […]: un residuo, distinto sia dagli spazi mai sottoposti a sfruttamento (gli “insiemi primari”), sia dagli spazi protetti dell’attività umana (le ‘riserve’). Territorio frammentario, caricato di forte valore simbolico e, ciò nondimeno, residuo, indeciso, sospeso.”
E ancora:

“L’agire sul Terzo Paesaggio è andare con, non contro la natura, assecondare, osservare e intervenire il meno possibile. Sfuggire le regolazioni, rimanere nel disinteresse. Sfuggire dall’assunzione dal voler creare modelli.
Il gioco di lasciare le cose come stanno (e come evolvono) non elude evidentemente la decisione.”

Alessio D’Ellena

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