Un mese di mappe

È in corso la mostra: Urbino Walk in Progress.
Dal 9 aprile al 1 maggio 2011, Casa Natale di Raffaello, Urbino.
 

Visita la mappa interattiva di Urbino, e suggerisci i punti di interesse che non sono stati inseriti!

 

 

 

 

Leggere la città – workshop con Gabriele Basilico

Ad ogni media il suo linguaggio: la fotografia può essere utilizzata come mezzo per indagare la città e le sue stratificazioni.
Il workshop sarà occasione per conoscere a fondo il punto di vista di uno dei più grandi interpreti del paesaggio urbano contemporaneo:
Gabriele Basilico.

Un mese di tempo per sviluppare un proprio percorso da discutere in un incontro finale.

QUANDO: sabato 28 e domenica 29 maggio 2011
DOVE: ex ospedale Sant’Agostino, Largo Porta Sant’Agostino 228, Modena

http://www.mostre.fondazione-crmo.it/workshop-2011-basilico.asp

Alessio D’Ellena

Hand made

Molte volte ci chiediamo se le mappe che compriamo durante una gita, i Tuttocittà e le cartine trovate sulle tovagliette dei ristoranti siano realmente necessarie e pensate secondo le esigenze di chi in quel momento deve usarle, o se non fosse meglio fidarsi del proprio senso dell’orientamento e procedere secondo l’istinto, la memoria fotografica e la fiducia nel prossimo.

A chi non è capitato di disegnare delle mappe per dare delle indicazioni stradali, monumenti di sintesi di forme e concetti, né più né meno di quello che è necessario saper trovare la destinazione. Minimalismo e forme geometriche, qualche curva accennata e il gioco è fatto; destra, sinistra, semafori, incroci, non la prima, ma la seconda a sinistra ed eccoci arrivati.


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Manifesto del terzo paesaggio – Gilles Clément

la copertina del libro di Clément

Segnaliamo il libro di Gilles Clément, Manifesto del terzo paesaggio, Quodlibet, Macerata, 2005

Questo libro ha la potenzialità di porre l’attenzione su cosa la città, e più in generale l’uomo, produce e con quale facilità può dimenticare quello che edifica.

Si pone l’accento sull’osservazione particolare e specifica che dovrebbe sempre essere allenata da chi vuole avere a che fare con la rappresentazione e lo studio di qualsiasi ambiente. Un monito progettuale.

Estote parati

C’è un’associazione in Italia che si occupa, per vocazione religiosa e “politica”, di educare i giovani che vi aderiscono.

L’Agesci è, per chi non lo sapesse, L’Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani (più comunemente Scout), e hanno una composizione divisa per fasce d’età.
Ogni fascia riceve una educazione adeguata; arrivati ai 12 anni si passa al reparto dove si procede ad una preparazione fisica, e di tipo esplorativo del ragazzo, tra queste (udite, udite) la Topografia!

Bussola Scout

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ReCity: un master sulla rigenerazione della città

La Commissione Europea, come ogni anno dal 2004, seleziona un numero di master universitari di eccellenza. Tra questi bandi Leonardo Romei (professore
di semiotica e referente del master per l’ISIA di Urbino) ci segnala l’apertura delle iscrizioniReCity, Master course in city regeneration, la scadenza per le iscrizioni è il 5 Febbraio 2011.

Il tema centrale del master è il miglioramento della qualità dello spazio urbano e della vita delle persone che lo abitano: una delle sfide principali della città contemporanea.

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Galleria

Civic City

Civic City Design is a laboratory, including specialists of different fields in theory or practical fields like designers, architects, urbanists, graphic designers, sociologists, anthrophologists, ritual – and future researchers, historians, politicians, city councilors, etc. – for a commun research, open … Continua a leggere

Les Flottants

Il collettivo LesFlottants viene fondato nel 2003 all’interno del corso di Arti Multimediali dell’Accademia di Belle Arti di Carrara. Il collettivo opera nell’ambito dei nuovi e vecchi media con operazioni sitespecific o interventi artistici legati ad episodi contingenti, per riflettere sulla contemporaneità, in particolar modo le relazioni fra uomo e ambiente. http://www.lesflottants.com/

Una delle iniziative promosse dal collettivo è carte mute:

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Carte Mute è un progetto ospitato all’interno del Festival Ecomeeting e che vede coinvolti gli studenti del Liceo Artistico della città di Carrara e quelli dell’Istituto d’Arte della città di Massa.
Carte Mute è un’operazione culturale che utilizza il linguaggio fotografico per riflettere sull’umanizzazione del litorale apuo-versiliese.

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Gli studenti hanno operato una ricognizione fotografica del territorio per rilevare: lo stato attuale delle nostre coste, la loro fruizione turistica ed il modo in cui le realtà locali si sono integrate con i flussi provenienti dall’esterno.ca.jpg

Gli studenti hanno rivolto particolare attenzione a tutti quei fenomeni non naturali che hanno provocato una trasformazione dell’ambiente litoraneo.
Le fotografie sono sono state inserite all’interno del Geoblog.

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Ad ogni fotografia gli studenti hanno abbinato delle Tag che hanno generato una mappa semantica del litorale apuo-versiliese.

Perdersi – l’uomo senza ambiente

Tracciando confini, separando lo spazio ‘addomesticato’ da quello selvaggio, edificando villaggi e città, gli uomini hanno da sempre orientato se stessi e l’intero universo. Oggi, invece, parlare di insediamenti umani e di ‘perdersi’ implica dare testimonianza dello sconquasso del mondo dovuto a sempre maggiori situazioni di diaspora e di emigrazione e al costituirsi di forme di cittadinanza nuove. Un libro originale e sorprendente che, come scrive Gianni Vattimo nella prefazione, “muovendo da una riflessione essenzialmente antropologica e ‘scientifico-positiva’, ritrova la tematica centrale della filosofia contemporanea”.

“Oggi le discipline dell’abitare ci hanno educato ad una distanza tra noi ed il nostro intorno. Per visualizzarlo abbiamo bisogno di stenderlo su due dimensioni, o farne una miniatura. Nelle culture dell’abitare la percezione della forma dello spazio è già una «mente locale» di esso, un senso delle forme e presenze.”

” Come le culture orali sono espressioni di una facoltà umana di parola, la «mente locale» è l’espressione della facoltà di abitare.”

“Perdersi, l’uomo senza ambiente” – Franco La Cecla – Editori Laterza

Consigli spassionati sul wayfinding 3/4

ORIENTATION – landmarks

New york

Il secondo elemento che entra in gioco nel processo di orientamento è il landmark, il punto di riferimento. Nell’immagine vediamo il Grand Central Terminal a New York, il Chrysler building ed in mezzo c’è quella che potremmo definire ‘una scatola di vetro’. Nelle grandi città, tutti conoscono questo genere di edifici che divengono quindi dei veri e propri punti di riferimento.
Questi landmark sono decisivi per l’orientamento, anche se per funzionare non devono essere concentrati nella stessa zona della citta , ma disseminati nel tessuto urbano.

Disney Concert Hall, Los Angeles

Nonostante l’apparenza, questo non è il Guggenheim Museum, ma la nuova sala concerti della Disney, il Disney Concert Hall. Mentre scattavo questa foto un poliziotto mi ha raccontato che dopo l’apertura di questo teatro, gli incidenti a quell’incrocio erano triplicati, perché tutti alzavano lo sguardo e venivano abbagliati dalla luce riflessa dalla facciata dell’edificio. È un fantastico landmark, ma non bisognerebbe mai fare nella stessa città due edifici landmark ad opera dello stesso artista: Frank Ghery può essere tale una volta sola! Tutto può essere un landmark (una stazione, una chiesa, ecc) l’importante è che sia unico nel contesto nel quale si trova.

Donna Karan, New York

I landmark possono anche non essere degli edifici ma delle forme grafiche, delle immagini come, ad esempio, il Donna Karan che pubblicizza Broadway nella città di New York: è presente da oltre venti anni e, paradossalmente, il rischio è che se un giorno Donna Karan dovesse andarsene, perderemmo il landmark.
Anche gli orologi aiutano tantissimo: da secoli campeggiano sulle facciate di municipi e stazioni.

Stazione metropolitana, Londra

In questo caso, grafica, logo, colori e nome si integrano l’un con l’altro. Tutto è stato progettato globalmente e il risultato è una splendida esperienza di design.

Washington

Creare dei landmark ed integrarli nelle cartine resta un modo molto efficace di promuovere l’orientamento.
In questa bellissima cartina di Washington, l’altezza degli edifici pur differendo di solo uno o due millimetri dalla superficie piana, grazie alle ombre si traduce quasi in un modello a tre dimensioni. Se un edificio è troppo alto, infatti, non è più possibile vedere la strada che è alle sue spalle. Le ombre proiettate, invece, restituiscono efficacemente informazioni sull’organizzazione dello spazio.

Chicago

Anche questa cartina di Chicago funziona con lo stesso concetto: non è necessario ruotarla nella giusta direzione, gli edifici possono essere identificati a distanza.

Paul Mijksenaar
Testi tratti dalla conferenza “La città senza nome”Bari 2009